Chiesa di San Rocco (Sec. XIII)
Appena fuori dall'abitato, addossata al cimitero e alla fine del viale che le dà un impatto visivo di grande suggestione, troviamo la chiesa di San Rocco.
Questa opera è molto cara ai santangelesi, i quali, nel corso dei secoli, con la loro devozione l'hanno difesa e protetta da tutte le traversie militari, politiche e religiose della storia. Sicuramente (ma non esistono documentazioni a proposito) esisteva già nel secolo XI come chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie e come asilo aperto giorno e notte per i pellegrini che passavano sulla Via Francigena.
La leggenda vuole che durante la terribile peste nera del 1348 qui si sia fermato san Rocco proveniente da Piacenza e diretto a Novara per curare gli appestati.
Probabilmente è da allora che l'edificio di culto gli fu dedicato.
La chiesa, come la conosciamo oggi, è di origine quattrocentesca, con impianto romanico ad aula unica, abside a pianta quadrata e volta a crociera a cui si accede attraverso un arco a sesto acuto.
Misura m 11,20 x m 8, per un'area complessiva di 89,6 mq: dette dimensioni risultano molto contenute sia in altezza che in profondità, mentre la volta a crociera dell'abside è più alta di oltre quattro metri rispetto a quella dell'aula.
Il pavimento è rimasto quello originale in cocciopesto.
La facciata principale ha forma di capanna e presenta ancora la sua antica linea di pietra a vista con caratteri trecenteschi a bordura geometrica in cotto, che corre lungo tutto il timpano. La scandiscono quattro aperture: il portale a sesto acuto inquadrato tra due lesene leggermente slanciate per accentuarne la verticalità; il rosone centrale; due piccole finestre rettangolari fortemente strombate e molto ribassate.
Le pareti interne sono completamente affrescate: ciò rappresenta un esempio unico nel territorio lomellino.
Gli affreschi sono attribuibili a più artisti, quattrocenteschi e cinquecenteschi, di scuola vercellese e mortarese, ma a tutt'oggi ignoti: fanno eccezione i dipinti a firma di Tomasino da Mortara (in data 1500-1504), solo pittore anagraficamente lomellino.
Con elemosine e donazioni popolari la chiesa venne sottoposta a vari restauri nel 1576, nel 1676 e nel 1735 e sempre i cittadini la salvarono dalla completa distruzione nell'Ottocento con un nuovo restauro.
Negli ultimi decenni, specie negli anni Ottanta, visse un periodo di declino, ma in seguito iniziarono i lavori di risanamento che per fortuna l'hanno riportata all'antico splendore: tanto che ora gode della protezione del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.
Il recupero dell'edificio, nei suoi aspetti artistici e religiosi, costituisce un importante momento di valorizzazione storica e culturale della Lomellina all'interno della realtà provinciale.
A dimostrazione dell'affetto verso san Rocco, è ancora viva la secolare tradizione di portare qui tutti i santangelesi prima della sepoltura, per l'ultimo saluto.
Questa opera è molto cara ai santangelesi, i quali, nel corso dei secoli, con la loro devozione l'hanno difesa e protetta da tutte le traversie militari, politiche e religiose della storia. Sicuramente (ma non esistono documentazioni a proposito) esisteva già nel secolo XI come chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie e come asilo aperto giorno e notte per i pellegrini che passavano sulla Via Francigena.
La leggenda vuole che durante la terribile peste nera del 1348 qui si sia fermato san Rocco proveniente da Piacenza e diretto a Novara per curare gli appestati.
Probabilmente è da allora che l'edificio di culto gli fu dedicato.
La chiesa, come la conosciamo oggi, è di origine quattrocentesca, con impianto romanico ad aula unica, abside a pianta quadrata e volta a crociera a cui si accede attraverso un arco a sesto acuto.
Misura m 11,20 x m 8, per un'area complessiva di 89,6 mq: dette dimensioni risultano molto contenute sia in altezza che in profondità, mentre la volta a crociera dell'abside è più alta di oltre quattro metri rispetto a quella dell'aula.
Il pavimento è rimasto quello originale in cocciopesto.
La facciata principale ha forma di capanna e presenta ancora la sua antica linea di pietra a vista con caratteri trecenteschi a bordura geometrica in cotto, che corre lungo tutto il timpano. La scandiscono quattro aperture: il portale a sesto acuto inquadrato tra due lesene leggermente slanciate per accentuarne la verticalità; il rosone centrale; due piccole finestre rettangolari fortemente strombate e molto ribassate.
Le pareti interne sono completamente affrescate: ciò rappresenta un esempio unico nel territorio lomellino.
Gli affreschi sono attribuibili a più artisti, quattrocenteschi e cinquecenteschi, di scuola vercellese e mortarese, ma a tutt'oggi ignoti: fanno eccezione i dipinti a firma di Tomasino da Mortara (in data 1500-1504), solo pittore anagraficamente lomellino.
Con elemosine e donazioni popolari la chiesa venne sottoposta a vari restauri nel 1576, nel 1676 e nel 1735 e sempre i cittadini la salvarono dalla completa distruzione nell'Ottocento con un nuovo restauro.
Negli ultimi decenni, specie negli anni Ottanta, visse un periodo di declino, ma in seguito iniziarono i lavori di risanamento che per fortuna l'hanno riportata all'antico splendore: tanto che ora gode della protezione del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.
Il recupero dell'edificio, nei suoi aspetti artistici e religiosi, costituisce un importante momento di valorizzazione storica e culturale della Lomellina all'interno della realtà provinciale.
A dimostrazione dell'affetto verso san Rocco, è ancora viva la secolare tradizione di portare qui tutti i santangelesi prima della sepoltura, per l'ultimo saluto.





